1.3.10

Quindi ho deciso che la limitatezza non è poi così distante dalla stupidità.

Se mi hanno dato della depressa, significa che non sono stati all’altezza di decodificarmi. È classico tra chi indossa paraocchi, convinto di essere molto vicino al centro del mondo, poiché non vede nessun orizzonte oltre il suo naso, io che di orizzonti ne vorrei vedere tutte le sere, per dire buonanotte al sole e buongiorno alla luna. E non è detto che chi ha il naso più lungo, possa vedere o vedermi meglio, nel didentro dico.

Quindi ho deciso che la limitatezza non è poi così distante dalla stupidità. Quindi quando la stupidità mi sfiora, io mi scanso. Lascio passare. Ma quando ripararsi è inevitabile, quando la stupidità travolge con la forza di un vento e s’incolla alla faccia, non c’è più protezione, le grida escono mute dal collo. Sei imbrigliata in un tempo che sembra dilagare, che sembra non avere vie di fuga; non ci sono nemmeno le uscite d’emergenza, non ne fanno più.
Quanto ci vuole per liberarsi?
La fronte s’inarca. Con lei, l’angolo della mia bocca. Mi gonfio di cattiveria e di sputi da distribuire: funzioneranno come un estintore, tra il suo gas mi dileguerò; senza dimenticare, prima di cena, di lavarmi con la brusca fino all’ultima piega delle mani. La stupidità, che schifo.




















(è vivamente consigliato munirsi di mascherina, o non vorrete mica essere così stupidi da farvi contagiare?)

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