18.4.10

Fare ordine non fa male, formicola.

Hai buttato via ciò che restava, ad occhi chiusi.
La bocca amara, le mani sporche, di chi commette un delitto senza penale. La carta straccia che geme nelle dita sfregiate; e tu che non la senti, però intanto quelle righe le conti. Eh sì che alle pagine, di orecchie, ne feci parecchie: dicevi che così ti avrebbero potuto ascoltare.
Fare ordine è come riscoprire un mondo che non c'è.
I cassetti contengono sogni che non sono più i tuoi, sono sogni in polvere, di un cumulo divenuto troppo grande per essere spazzato via. Ci sono scaffali che cambiarono il loro perchè, che smisero di esporre i prodotti della felicità, ma che tuttavia riescono ancora a ridere in un ghigno di rimpianto. Così ti ritrovi a sorridere da sola, ti ascolti per darti ragione, ti stiracchi l'anima per coccolarti senza dignità. Il tempo dolce se ne va, se n'è già andato. Fare ordine non fa male, formicola.


Io mi gratto forte con le unghie, le affilo per graffiare.

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