18.4.10

Quando la salute ti saluta, è come se i ciao avessero l'eco degli addii.

Ci sono cose che non si possono dire, per convenzione più per convinzione. Non si possono dire, punto e basta; le tieni per te e per alimentare l'insonnia della sera. Hai paura, tanta, perchè nel momento in cui il tuo privato potrebbe conoscere spiragli di pubblico, temi che la luce faccia poi presto ad arrivare a grandi fasci: con la luce si vede la polvere.
Quindi, questa volta, preferisci non farlo, non parlare o parlare tra limiti di protezione, in tabù di tutela. Questa volta devi aver pianto talmente tanto che i tuoi occhi non distinguono più se fuori sta piovendo. Hai anche pregato tanto, pregavi che i giorni potessero aspettare ancora, che fossero lenti, pazienti, più di quanto tu avessi imparato a fare. "Non oggi, ti prego". Rimandi un pensiero da tempo, lo scacci via, ma poi scivola in trachea. La gola dentro suda.
"Non ci penso, oggi, no". Giorni, aspettate ancora un po'.

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