12.5.10

I gatti non sono delle volpi

I miei giocattoli stavano sparsi sul pavimento, stavano bene, c’erano le favole e nulla di liquido. Oggi no, i giocattoli se ne sono andati, e con loro qualche favola; oggi ci sono solo i miei pensieri nell’aria, sparsi sì, liquidi pure.

I miei pensieri sono i giocattoli del vento, variabili ad ogni folata di novità. Come se le novità portassero davvero disordine: le novità si sistemano con cura nelle crepe dei vecchi muri, quelli scrostati - allora portanti - e che ti piaceva scrostare ogni volta che non avevi nient’altro a cui pensare. Anzi, ogni volta che ti sembrava d’avere solo quello a cui pensare.
Quanto tempo passato davanti a quei muri, i muri del pianto con cui avresti voluto tanto fare a pugni. Scrostavi, scrostavi e cercavi le lucertole: quando ne trovavi una senza coda, pretendevi di salvarla, dimenticando di averla mutilata tu stessa, magari proprio il giorno prima. Sì, l’avevi data al gatto per giocare.

I ricordi brutti sono come le lucertole nei vecchi muri, quelli scrostati - magari portanti - e che ti piaceva scrostare; le lucertole s’infilano veloci tra le crepe, ci fanno le uova, si moltiplicano. E tu ci strappi le code perché i brutti ricordi non vuoi farli crescere ancora, non più: ma sai, le code si ricompongono.
I brutti ricordi hanno logiche strane: sono brutti e bruciano, eppure, alla fine, continui a preferire il masochismo, continui a fare il gatto, che con le code strappate ci gioca. Finisci sempre che coi brutti ricordi ci vai a giocare volentieri, li stringi tra le zampe, le mani, credendoli fatti di pongo, credendo di poter cambiar loro la forma; allora non hai capito, i gatti non sono certo delle volpi: se i ricordi sono brutti, brutti rimarranno.

3 commenti:

  1. Messaggio poco immediato paradossalmente in netto contrasto con l'ovvia linearità della paratassi.

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  2. Chi sarà mai questo critico letterario così neutrale?

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  3. L'autore del Beowulf.

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