15.5.10

Un portachiavi

Non passerò più le notti a guardare questo soffitto, ad appiccicargli i sogni aspettando che qualcuno li raccolga.

Ci vuole pazienza - sembra ce ne voglia parecchia - ma io non ho ben chiara la tempistica, non conosco i tempi adatti alla maturazione; ci ho sempre capito poco con tutto ciò, con il seminare e il raccogliere, il dare e il ricevere, secondo me sempre di attesa si tratta. E l’attesa, lo sappiamo, mi fa schifo. Così, quello che credo di avere capito, è che la rassegnazione, l'abbattimento, vanno scalciati con la pazienza. Ci vuole pazienza, dell’altra, perché primo o poi il vento arriva per ognuno, passa sopra e se ne va. Assieme ai nostri sogni. Anche loro se ne andranno, li aiuteremo a scegliere se cadere o volare. Ma per prima cosa siamo noi, tocca a noi avere pazienza, non ai sogni, loro stanno lì, appesi a testa in giù e profumati di spezie, pronti.

Perché primo o poi il vento arriva per ognuno, passa sopra e se ne va. Si va nel verso giusto, che poi, forse, è proprio quello sbagliato, perché a volte occorre un passo falso per capire come si cammina, dove si camminerà; serve un inciampo, poi metti un piede dietro l’altro e non ci cadi più, hai preso il via. Sei il vento e il mondo ce l’hai in tasca, un portachiavi.

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