7.6.10

SI (con l'accento)

Avevo la schiena spezzata, proprio io che della fatica conosco solo il nome. Il sudore vero non so davvero cosa sia e credo che mai potrò saperlo veramente: non son solita a rimboccarmi le maniche, non tengo pesi tra le braccia né mattoni in bilico sul capo; allora saranno stati i sassi ad avermela spezzata, quelli che si tengono sulla coscienza, nello stomaco, proprio io che di sasso gioco ad avere solo il cuore. Invece piegata in due me ne stavo, come se non potessi più vedere il cielo. Poi ho capito: era un inchino. Un inchino dovuto e che devo a chi continua a permettere il mio volo, un inchino che non viene da sé, quasi forzato alla mia debolezza nel ringraziare. Ed è tutto per voi, che avete permesso di farmi sentire di nuovo leggera; oggi ho potuto volare da ferma e indicare col dito il centro dell‘universo, forse era proprio lì, nascosto sotto la sabbia o dietro alle nuvole. Forse era proprio lì: accanto a me.

I giorni no non piacciono a nessuno, eppure ci sono. È come pensare a quella vecchia storia: racconta che senza il Male il Bene non potrebbe esistere, lo stesso vale per i giorni, i sì non esisterebbero senza i no, né l’oggi senza l’ieri. Sembra la legge dei contrari, vecchia storia.
Oggi è un giorno sì, un sì netto, sicuro, che s'accenta dei vostri sorrisi. Oggi sa un bel po’ come quid sit futurm cras fuge quaerere, il presente da cui per una volta non hai voglia di scappare. Oggi è un giorno sì che ha tracciato le sue impronte più forte, più giù, in profondità, cosicché nessun mare potrà mai cancellarle.

Nessun commento:

Posta un commento