30.7.10

C'è chi usa la falce e nemmeno se ne accorge.

Ti fai in quattro per coltivare un pezzo di terreno per ognuno, uno stracazzo di pezzo di terreno. Ci metti i tulipani e i girasoli grandi, li innaffi la mattina, li sistemi la sera. Ci sono i vasi, i gattini, le coccinelle. Ogni pezzo di terreno è diverso a seconda di chi decido debba starci, i più rigogliosi hanno il loro perché. Ma sarà che il giardinaggio non mi viene bene, sarà che voi non apprezzate un benché minimo profumo di primavera e percepite solo l‘odore del concime, sarà che devo smetterla; che ci sono i giardinieri apposta per delegare un lavoro a cui posso finirla di dedicare invano tempo e cuore. Perché io cerco di regalarvi pezzi di terreno perfetti, unici, senza spine né api, mi preoccupo di renderli fertili per farci crescere qualcosa di speciale, e voi? Voi, le mie aiuole, me le calpestate tutte e ci fate sopra la pipì . Ah, valle a capire le persone. Valle a capire perché cambiano idea assieme al vento, perché usano la falce in modo netto, perchè preferiscono che attorno a me ci siano fulmini e saette a scorticare i miei orticelli. Preferiscono la pioggia, quella acida e che corrode ogni cosa, quei temporali bui, che non conoscono il bianco della chiarezza e della lealtà, che fanno solo paura e scombussolano le mie neonate certezze. Non c’è tettoia che tenga, il mio lavoro di mesi viene distrutto, rami ovunque pronti a graffiare, boccioli che non vedranno mai il sole. Mi chiedo se varrà la pena ricominciare da capo, con dei nuovi giardini, o se mi farò bastare i miei, quelli di sempre, quelli dove ci correvo da piccola, dove se inciampavo era tanto per giocare, nessuno stava male e l'unica gara era quella delle altalene, ci potevi raggiungere il paradiso.

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