18.9.10

Bianco

Quando inizi a vedere tutto bianco è perché i colori se ne sono andati tutti al loro posto, roteano prima che qualcuno abbia girato la ruota. È chiarezza, limpidezza, franchezza, ciò che intorno si può avere solo se su quell’arcobaleno hai trascorso giorni a correrci sopra, la tua palestra, il sudore come la tua pioggia. Hai trovato il tetto, ti sei protetto e hai proseguito, così ora vedi e pensi bianco, pulito, perché non sei rimasto immobile, seduto lì ad aspettare la spinta per lasciarti scivolare via.
Non hai perso le sfumature - ci sono ancora, ci saranno sempre - ti s’incollano alla faccia e le mandi giù per ogni boccata d’aria che ti vai a riprendere. Sei felice nel momento in cui sei felice, nient’altro. Hai perso i contorni, quelli sì, sei uscito dai bordi senza la paura di sbavare, non hai più esitato davanti ai paletti, hai semplicemente lanciato il tuo cuore al di là dell’ostacolo. Sei felice di te. Lo si nota da subito, appena ti guardi da vicino e ti squarci l’involucro per curiosarti dentro. La tua pelle ha smesso di essere un luogo ambiguo, non fa più da limite con l’aria, non appartiene né a te né all’esterno, ma a entrambi. Dell’aria hai preso lo stesso profumo, la stessa essenza che resta e che ti è entrata fino in fondo. Le tue viscere sono diventate come il concentrato nei contenitori di latta, il sorso denso del succo. E sanno di tramonto d’estate, di settembre, il mese solitario e un po’ frainteso, dove ci sono una fine e un inizio. Dove ci sono specchi, confessioni e confronti. I suoi giorni ti fanno tornare indietro di anni perché sono a strapiombo sul futuro.
Più o meno nudo, ti trattieni più a lungo a guardare la spiaggia come qualsiasi altra vecchia strada percorsa, i finestrini abbassati a scambiarti parole con il maestrale. Poi arriva l’ora dei saluti. Basta un attimo e non ti accorgi di esporre più di quanto conosci di te. C'è il bianco, la luce filtra attraverso fino a farti lacrimare. Divieni un umano fatto ad arte, un’arte fuori cornice, chiusa in quella cartolina che non ti va di spedire, ma che tieni per te perché non vorrà mai essere dimenticata.
In questo nono ed estremo mese hai ancora la voglia di essere qualcuno che crede in qualcosa. Ti chiedi se quello che per te conta è quello che hai o quello che non si può avere proprio perché hai quello che hai. Ti fai i propositi, ponti sospesi, tronchi sui ruscelli, amache bianche tra gli alberi. Ma sai benissimo che potresti accontentarti solamente di una cosa: una casa da cui poter vedere un albero per capire quando arriverà di nuovo l'estate. Ed essere felice nel momento in cui sei felice, nient’altro.

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