25.12.10

Ognuno

Non c’è più religione. I confini, i pensieri, le dogane, i pregiudizi, le accuse, gli sberleffi, i sorrisi a metà, non valgono più. Vali tu. Non m’importa degli altri, di quello che sono rispetto a ciò che sono io, se sono lontani, se non seguiamo le stesse vie; le differenze sono tesori nascosti, tenere posizioni contrarie ma ugualmente amiche è solo segno di talento. Davanti a chi è diverso, spesso prevale la voglia di chiudere la porta, beh, a me la porta capita di chiuderla, ma non sarà mai a chiave. Perché ognuno è libero, ognuno afferra ciò che vuole afferrare, prende la direzione che preferisce, dritta o storta che sia, in base alle sua prospettiva e in linea alla sua velocità, nel suo rischio e nel suo pericolo. Ognuno conosce dove vuole arrivare, meno dove può arrivare, ma sono certa che questo lo imparerà da sé, col tempo e l‘esperienza che tutto solo è andato ad agguantare. Sì, magari c’è chi è meno coscienzioso e quel pericolo lo vive tutto per intero, incosapevolmente ci rimette la faccia o persino le penne, ma non m’interessa, adesso no; perchè sarebbe come crearmi altri schemi di problemi, vorrebbe dire continuare a fare le somme ogni volta che supero un traguardo, chiedermi cosa sbaglio tutte le volte che spengo la luce. Adesso, quel che semplicemente esigo, è smetterla di pensare troppo, per pensare meno ma più velocemente.
Ognuno ha il diritto di percorrere mille miglia allo stesso modo in cui può scegliere di rimanere qua, nel buco, a scavarsi la sua fossa con le sue mani, senza nemmeno mettere fuori la testa dal muretto o cercare lo spiraglio nella siepe per sbirciare un po’. Non so nemmeno dirti quand’è stata la prima volta che mi arrampicai in cima, curiosa di poter credere che non finisse qui, che ci fosse dell’altro, che in piedi sul muretto potessi avere adrenalina e vertigini. E se le vertigini sono paura di cadere, allora fatelo, fatemi cadere, ci sarà un tappeto o qualche nuvola a riportarmi in cielo.

I nostri vent'anni non ce li toglierà nessuno, ma nessuno mai ce li ridarà indietro.

3 commenti:

  1. "Che cos'è la vertigine? Paura di cadere? Ma allora perchè ci prende la vertigine anche su un belvedere fornito di una sicura ringhiera? La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura.
    [...]
    La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare a essa. Ci si ubriaca della propria debolezza, si vuole essere ancor più deboli, si vuole cadere in mezzo alla strada, davanti tutti, si vuole stare in basso, ancora più in basso"
    Milan Kundera

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  2. "La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira", grazie Fede, citazione troppo apprezzabile, sei una fonte. Continuiamo a ubriacarci insieme di vertigini.

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  3. Considera "vertigine" nel suo senso etimologico: dal latino "vertere", cioè girare, volgere.
    Il difficle sta proprio nel volgere, nel dirigere la nostra debolezza verso una forza celata, una forza a noi sconosciuta e oscura. Ma se noi non volessimo volgere la nostra vita, rimarremmo sempre deboli?

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