4.8.12

Fili


Ognuno di noi ha dei fili. Vanno dalla testa ai piedi, didentro, come tante corde sottili che conteniamo per essere capaci di vibrare. Per sentirci un po’ arpe, un po’ violini, chitarre o pianoforti, con spartiti che suonano le stonature dei nostri pensieri. Ma più fili conteniamo, più armonie sarà facile creare.

Sono gli stessi fili che ci rendono marionette delle nostre emozioni, che ci manovrano da lassù, facendoci inscenare un teatrino anche quando non lo vorremmo mai. È strano quanto ci possano governare e, allo stesso tempo, quanto noi dobbiamo a loro. Eppure, più cercheremo di divincolarci, di sfuggire alle briglie, di ritornarcene dritti, in piedi e inflessibili, più le emozioni non ci lasceranno, per poi prendersi gioco di noi: maneggeranno i fili fino a farli aggrovigliare, tant'è che, a spettacolo finito, ne troveremo qualcuno già spezzato e ce lo porteremo rotto, didentro, almeno per un po’.

È la metafora per dirti che, quando ti sono vicino, mi succede l’opposto. Mi accarezza la sensazione di benessere vero: i miei fili si rilassano insieme, si pettinano all’unisono, senza che nessuno se ne stia fuori posto o si svegli scordato. I miei fili, accanto ai tuoi - vibratori di meraviglie, inarrestabili, punzecchianti, perché tranquillo non ci sai stare - raggiungono la distensione totale. Sembra un paradosso, ma è così. I miei fili, accanto ai tuoi, non emettono suono che non sia una ninna nanna: ti aggiusto quelli spezzati, piano, che non te ne accorgi, mentre appoggi la testa sul cuscino, la porzione di assoluto a portata di faccia che ti regalo persino tutte le volte che non vuoi.

Penso di essere appesa a un tuo filo.

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