16.4.13

Biscotto

Diamoci appuntamento. Spostiamo il balcone della casa vecchia, la tua, dove ci abbiamo lasciato le nostre prime briciole, come Pollicini che non sarebbero mai tornati indietro. Quando ci baciavamo ne lasciamo cadere tantissime e più ne vedevamo cadere più ci baciavamo. Un po’ facevamo apposta, che tanto su quel pavimento non si vedeva nulla. Difatti, tutti erano convinti che ci passassi lo straccetto ogni giorno talmente il tuo alone umano sembrava puro. Tutto ciò che ti contornava scintillava con te, come una specie di Re Mida che dove tocca disinfetta. Perché sai sempre di pulito quando uno ti annusa, perché sai di pulito anche solo se ti guardo. Chissà, magari qualcuno con le nostre briciole ci ha impastato un biscotto. E magari ora è proprio alla ricerca di noi due, spinto dal desiderio di conoscere quegli ingredienti speciali: non aveva mai assaggiato cosa così buona.

Spostiamo il tuo balcone e riandiamoci a prendere le mie scale: decidi tu come metterli, se uno accanto all’altro o frontali o a rovescio. A me, davvero, importa solamente che siano vicini; per poterci salutare ogni mattina, mentre io mi spengo la sigaretta nel caffè e tu bevi il fondo del succo che ti è rimasto in frigo dalla settimana scorsa. Mi raccomando, non trascurare i punti cardinali, dove nasce e muore il sole, in modo che la sua luce sia la benvenuta a qualsiasi ora. Che a mezzogiorno illumini il solito tavolino sul tuo balcone. Che rifletta nelle birre fresche delle sere d’Estate, sulle mie scale. Poi, se vuoi, con una certa regolarità, possiamo scambiarci di posto o tu vieni da me, visto che sono sempre io quella che si muove. Anzi no. Vengo io, verrò sempre io, non m’importa nemmeno questo. Perché mi piace passarti a prendere che poi alla fine non usciamo più anche se dovevamo uscire perché ci siamo persi a parlare di briciole.

Tu decidi come, ma insieme decidiamo dove. Sarà un dove diverso ogni volta che avremo voglia di cambiare prospettiva. Il tuo balcone e le mie scale saranno come due roulotte nella roulette delle nostre vite. Saranno come case galleggianti quando ci sposteremo per mari e fiumi, mentre in riva al lago si trasformeranno in palafitte. Saranno come palloni aerostatici quando raggiungeremo il circolo polare artico, con le nostre briciole appiccicate addosso a riscaldarci meglio. Il tuo profumo congelato in un vasetto, nel tuo frigo, di fianco al succo.

In realtà non sono del tutto sicura che saremo noi a spostarci, in sella ai nostri mezzi d’edificio, o se saranno le città a farci la corte per averci. Sotto il tuo balcone ad acclamarci. Forse, dalla cima delle mie scale, riusciremo persino a spostare con un dito la geografia del mondo intero. A spostare le isole creando nuovi arcipelaghi, come se stessimo usando uno di quegli schermi interattivi che trovi nelle sale dei musei. Forse riusciremo a dar vita a un pianeta su misura, in moto perpetuo, in moto non tanto su se stesso quanto dentro di esso. Un pianeta con gli angoli nascosti, le cacce al tesoro, l’accesso a internet illimitato, gli strapiombi, che se ti butti giù non ti fai male perché di sotto c’è il tuo materasso dell’Ikea: funziona da nuvola d’oro. Potremo balzare da un capo all’altro che tanto un capo non esisterà mai. Le uniche estremità, nel nostro pianeta in movimento, saranno quelle del telefono senza fili che useremo per chiamarci dall’ufficio. Non ti preoccupare, non ci perderemo, anche se tu salterai a destra e io a sinistra, perché la forza magnetica ci ricondurrà nel punto più esposto alla luce del Sole. Sul tuo balcone a mezzogiorno, sulle mie scale nelle sere d’Estate.

Diamoci appuntamento, ora: via sottomarina, casa corallo, numero squalo. Non puoi sbagliarti, partiamo subito, questa notte. E spicciati, che la Luna verrà a bussarti alla porta: è ancora alla ricerca degli ingredienti speciali del nostro biscotto.

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