16.5.13

Fare la spesa

Immagina se ci fossimo incontrati da piccini. Mi avresti inseguito con le code di lucertole morte e saresti stato uno di quelli che nell'ora del silenzio non dormivano mai, ma disturbavano solo. Compresa me, che ero innamorata di Giammarco e annusavo i miei odori sotto le coperte dell'asilo. Immagina se tu ora fossi piccino e io grande. Ti potrei tenere in braccio e farti ridere facendo cucù. Invece adesso, per far in modo che tu rida, che tu rida di gusto, faccio più fatica. Tu che ridi con gli angeli. Però quando ci riesco mi viene voglia di darti i morsi per mangiarti, come fanno i grandi coi piccini, sì. Eppure non sono in grado di immaginare il contrario: tu grande e io piccina. Anche se sulla carta più piccina di te lo sono davvero. Carta straccia. Preferisco i tuoi straccetti, quelli che riusi fino al logorio, perché ci sei affezionato. Perché ti affezioni agli oggetti, alle cose, alle presine della cucina, agli asciugamani sbiaditi, alle tende della doccia. Mi piace guardarti quando andiamo a comprare insieme qualche nuovo ninnolo d'arredo, hai gli occhi attenti; anche se alla fine non badi mai ai colori dei soprammobili che teniamo già in casa. La casa al mare. Mi piace meno guardarti quando andiamo a comprare insieme qualcosa da prepararci per cena, ma ti guardo lo stesso. Sei così lento a scegliere, io sbuffo, ma ti guardo. E vorrei leggerti i pensieri stupidi davanti al banco dei formaggi. Io sbuffo, che non ho tanta pazienza con te, io sbuffo subito. Allora vado avanti e ti aspetto alla cassa. Ma dopo 5 minuti che mi son sembrati almeno 10, ti rivengo a cercare, perché questo è il tempo massimo in cui riesco a starti lontano. Se non ti trovo, mi spavento, ma eccoti sbucare. Eri ritornato al banco frigo e avevi messo giù uno yogurt per un altro. Dai, andiamo. La carta igienica la porto io. Hai visto come sono brava ad imbustare?

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