1.6.13

Bozzolo

Ci sono giornate che portano il velo. Credo sia bianco. Spesso succedono a quelle notti dove hai fatto di tutto pur di non chiudere gli occhi. Perché sentivi i rumori provenire dalla tua testa e avevi paura di cosa avresti potuto sognare. Non ti ricordi su quale pensiero tu ti sia addormentata, ma ti ricordi che il buio se ne stava già andando.

In quelle tre ore di sonno, ho fatto persino in tempo a vedere mia madre entrarmi in camera, che non è mai la mia vera camera, ma non sono riuscita a chiederle niente perché se n’era già andata. Come il buio. In quelle tre ore di sonno c’è stato qualcuno che mi ha persino coperto con un velo, infilato in un bozzolo fino in cima alla testa, forse incastrando una ciocca dei miei capelli nella cerniera. Non penso sia stata mia madre; non ho potuto capire chi fosse perché avevo avuto quell’angosciosa sensazione di palpebre che non vogliono aprirsi. È una sensazione orribile. Come se si fossero incollate per farmi un dispetto, come a rendermi impotente.

Mi sono svegliata in un bozzolo setoso, di seta fine, così fine da poter guardarci attraverso e respirare senza affanno. La luce era opaca e lattiginosa, ma le cose sembravano rimaste ferme al loro posto. Questo mi diede subito molto fastidio. Vorrei sempre che ci fosse un nuovo arrivato tra i soprammobili del salotto, un fiore appoggiato sul tavolo, uno strofinaccio caduto a terra, una monetina sotto il bicchiere, una tazzina di un caffè bevuto in fretta. Invece le cose erano al loro posto. Di diversa c’ero io, che mi muovevo lenta, impacciata, quasi a trascinarmi il corpo, come un carcerato che alla palla al piede ci ha attaccato gli errori e i sensi di colpa di tutta una vita.

Chiunque mi avesse avvolto nel bozzolo sapeva che avrei trascorso la giornata lasciando che la noia si mangiucchiasse il mio tempo. Dalla finestra mi sarei soffermata più volte sulle cime più alte del bosco, invidiandole e invidiando i passerotti che possono dondolare lassù, assieme al vento, senza bisogno d’altalene. Chiunque mi avesse avvolto nel bozzolo sapeva che oggi avrei vissuto una giornata velata di malinconia, sigillata in un involucro bianco, fatto della stessa delicata sostanza dei ricordi, più vivi e vividi di me.

Praticamente è stato come starsene al centro di quelle bajour per bambini, dalla forma quadrangolare, sui cui lati sensibili appaiono le proiezioni cicliche di immagini a colori. Ecco, nelle giornate velate, velate di malinconia, è come starsene seduti lì in mezzo, a gambe incrociate, con le mani che cercano d'inseguire le ombre vivaci, quasi fossero la coda d’afferrare durante il giro veloce sul Bruco Mela. Sì, è proprio come starsene al centro di quelle bajour, con la tua mente che proietta i ricordi sulle pareti del bozzolo.

Provo a prenderli, sia mai che domani mi sveglio farfalla.

Nessun commento:

Posta un commento