10.7.13

Biglietto

Voglio grattare via il tuo nome, grattare così forte da scavarci una conca, una conca capiente e accomodante; una buca nel mezzo di un terreno riscopertosi vivo, da riempire di cuscini, candele, fragole e cioccolata. Ci allestirò un picnic privato, mi sdraierò su una tovaglia vichy, berrò acqua, poi vino, Ouzo, whisky. Non sarò da sola, ma stretta tra le braccia eccitate del prossimo venuto. Sarò io a chiederglielo: «Stringimi, stringimi, meraviglioso amore mio». Ma non gli dirò la verità, non gli dirò che in quelle braccia vorrei perdermi, sparirci soffocata. Non gli dirò che siamo seduti su quella conca che è una fossa, la tua, che morirci dentro sarà come raggiungerti nel luogo lontano in cui io stessa ti ho mandato, sperando che qualcuno ti potesse fare fuori. Allora lui mi stringerà, mi stringerà, mi stringerà...
Vorrei grattare via il tuo nome impugnando un raschiatoio antico, di selce, di quelli appuntiti con cui scuoiare la selvaggina al termine di ogni caccia, per poi nutrirsi in pozze di sangue crudo. Un raschiatoio con cui scrivere sui muri umidi delle caverne, rappresentando scenette di virilità preistorica. Raschierò via il tuo nome, riempirò di graffi il mio cuore già imbruttito, pieno di bernoccoli, laddove tu eri solito picchiarlo. Graffierò il mio cuore già graffiato, lo riempirò di graffi fino a quando saranno talmente fitti da non notarli più, che la superficie sarà un unico grande graffio, pelle squarciata, rossa come una pozza di sangue crudo. Scaverò il tuo nome, ci farò sopra un picnic o forse una festa, una festa grossa, con l'acqua, il vino, l'Ouzo, il whisky, così affollata che mi ci perderò dentro e ci morirò soffocando, pestata dagli uomini ubriachi e dalle loro donne danzanti. Raschierò, gratterò, graffierò, forte, sempre più forte, che il mio cuore il male non lo sente più. «Stringimi, stringimi meraviglioso amore mio». Il tuo nome se ne andrà, come se ne andranno gli incantesimi, come svaniranno i nostri sogni di pongo e di sabbia, le aspettative che avevo riposto in noi, che avevo risposto in te, forgiatore d'illusioni, sordo, senza più la voglia di ascoltarmi. Il tuo nome se ne andrà e io continuerò a vivere morendo. Ora piega in quattro questo biglietto e stringimi, stringimi, stringimi...

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